Un parola di Dio che parte da un’immagine: «l’acqua che risana». Nella prima lettura il profeta Ezechiele (47, 1-9.12) parla infatti dell’acqua che scaturisce dal tempio, «un’acqua benedetta, l’acqua di Dio, abbondante come la grazia di Dio: abbondante sempre». Il Signore, infatti, è generoso «nel dare il suo amore, nel risanare le nostre piaghe».

L’acqua torna nel vangelo di Giovanni (5, 1-16) dove si narra di una piscina — «in ebraico si chiamava betzaetà» — caratterizzata da «cinque portici, sotto i quali giaceva un gran numero di infermi: ciechi, zoppi e paralitici». In quel luogo, infatti, «c’era una tradizione» secondo la quale «di volta in volta, scendeva dal cielo un angelo» a muovere le acque, e gli infermi «che si buttavano lì» in quel momento «venivano risanati».

Perciò «c’era tanta gente». E perciò si trovava lì anche «un uomo che da trentotto anni era malato». Era lì che aspettava, e a lui Gesù domandò: «Vuoi guarire?». Il malato rispose: «Ma, Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita, quando viene l’angelo. Mentre, infatti, sto per andarvi, un altro scende prima di me». A Gesù, cioè, si presenta «un uomo sconfitto» che «aveva perso la speranza». Ammalato, ma  «non solo paralitico»: era infatti ammalato di un’«altra malattia tanto cattiva», l’accidia.

«È l’accidia che lo rendeva triste, pigro» ha notato. Un’altra persona avrebbe infatti «cercato la strada per arrivare in tempo, come quel cieco a Gerico che gridava, gridava, e volevano farlo tacere e gridava di più: ha trovato la strada». Ma lui, prostrato dalla malattia da trentotto anni, «non aveva voglia di guarirsi», non aveva «forza». Allo stesso tempo, aveva «amarezza nell’anima: “Ma l’altro arriva prima di me e io sono lasciato da parte”». E aveva «anche un po’ di risentimento». Era «davvero un’anima triste, sconfitta, sconfitta dalla vita».

«Gesù ha misericordia» di quest’uomo e lo invita: «Alzati! Alzati, finiamo questa storia; prendi la tua barella e cammina».  «All’istante quell’uomo guarì e prese la sua barella e incominciò a camminare, ma era tanto ammalato che non riusciva a credere e forse camminava un po’ dubitante con la sua barella sulle spalle». A questo punto entrano in gioco altri personaggi: «Era sabato e cosa trova quell’uomo? I dottori della legge», i quali gli chiedono: «Ma perché porti questo? Non si può, oggi è sabato». È l’uomo a rispondere: «Ma tu sai, sono stato guarito!». E aggiunge: «E quello che mi ha guarito, mi ha detto: “porta la tua barella”».

Accade quindi un fatto strano: «questa gente invece di rallegrarsi, di dire: “Ma che bello! Complimenti!”», si chiede: «Ma chi è quest’uomo?». I dottori, cioè, cominciano «un’indagine» e discutono: «Vediamo cosa è successo qui, ma la legge… Dobbiamo custodire la legge». L’uomo, da parte sua, continua a camminare con la sua barella, «ma un po’ triste».

Continuando nella lettura del Vangelo, si incontra Gesù che «trova quest’uomo un’altra volta e gli dice: “Ecco, sei guarito, ma non tornare indietro — cioè non peccare più — perché non ti accada qualcosa di peggio. Vai avanti, continua ad andare avanti”». E quell’uomo va dai dottori della legge, per dire: «La persona, l’uomo che mi ha guarito si chiama Gesù. È quello». E si legge: «Per questo i giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato». : «Perché faceva il bene anche il sabato, e non si poteva fare».

Questa storia,  «avviene tante volte nella vita: un uomo — una donna — che si sente malato nell’anima, triste, che ha fatto tanti sbagli nella vita, a un certo momento sente che le acque si muovono, c’è lo Spirito Santo che muove qualcosa; o sente una parola». E reagisce: «Io vorrei andare!». Così «prende coraggio e va». Ma quell’uomo «quante volte oggi nelle comunità cristiane trova le porte chiuse». Forse si sente dire: «Tu non puoi, no, tu non puoi; tu hai sbagliato qui e non puoi. Se vuoi venire, vieni alla messa domenica, ma rimani lì, ma non fare di più». Succede così che «quello che fa lo Spirito Santo nel cuore delle persone, i cristiani con psicologia di dottori della legge distruggono».

La Chiesa «è la casa di Gesù e Gesù accoglie, ma non solo accoglie: va a trovare la gente», così come «è andato a trovare» quell’uomo. «E se la gente è ferita  cosa fa Gesù? La rimprovera, perché è ferita? No, viene e la porta sulle spalle». Questa, «si chiama misericordia». Proprio di questo parla Dio quando «rimprovera il suo popolo: “Misericordia voglio, non sacrificio!”».

(Papa Francesco)