Nel Vangelo di Luca (4, 24-30) si narra l’episodio in cui «Gesù torna a Nazaret, va alla Sinagoga e incomincia a parlare». In un primo momento «tutta la gente lo sentiva con amore, felice», ed era stupita delle parole di Gesù: «erano contenti». Ma Gesù prosegue nel suo discorso «e rimprovera la mancanza di fede del suo popolo; ricorda come questa mancanza sia anche storica» facendo riferimento al tempo di Elia (quando «c’erano tante vedove», ma Dio inviò il profeta «a una vedova di un paese pagano») e alla purificazione di Naaman il Siro, narrata nella prima lettura tratta dal secondo libro dei Re (5, 1-15).

Comincia così quella dinamica tra aspettative della gente e risposta di Dio . Infatti, entre la gente «sentiva con piacere quello che diceva Gesù», a qualcuno «non è piaciuto quello che diceva» e «forse qualche chiacchierone si è alzato e ha detto: Ma questo di che viene a parlarci? Dove ha studiato per dirci queste cose? Che ci faccia vedere la laurea! In che università ha studiato? Questo è il figlio del falegname e ben lo conosciamo!».

Scoppiano così «la furia» e «la violenza»: si legge nel Vangelo che «lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte» per gettarlo giù. Ma«quella ammirazione, quello stupore» come sono passate «all’ira, alla furia, alla violenza?». È quello che accade anche al generale siriano di cui è scritto nel secondo libro dei Re: «Aveva fede quest’uomo, sapeva che il Signore lo avrebbe guarito. Ma quando il profeta dice: “Va’, bagnati”, si sdegna». Aveva altre aspettative e  infatti pensava di Eliseo: «Stando in piedi, invocherà il nome del Signore suo Dio, agiterà la sua mano verso la parte malata e toglierà la lebbra… Ma noi abbiamo fiumi più belli di questo Giordano». E così se ne va. Poi, però, «gli amici lo hanno fatto ragionare» e, tornato indietro, ecco che si compie il miracolo.

Due esperienze lontane nel tempo ma molto simili: «Cosa voleva questa gente, questi della sinagoga, e questo siriano?» Da una parte «a quelli della sinagoga Gesù rimprovera la mancanza di fede», tanto che il Vangelo sottolinea come «Gesù lì, in quel paese, non ha fatto miracoli, per la mancanza di fede». Dall’altra Naaman «aveva fede, ma una fede speciale». In ogni caso tutti cercavano la stessa cosa: «Volevano lo spettacolo». Ma «lo stile del buon Dio non è fare lo spettacolo: Dio agisce nell’umiltà, nel silenzio, nelle cose piccole». Non a caso al siriano «la notizia della possibile guarigione gli viene da una schiava, ragazza, che faceva la domestica di sua moglie, da una umile ragazzina».  «Così va il Signore: per l’umiltà. E se noi vediamo tutta la storia della salvezza, troveremo che sempre il Signore fa così, sempre, con le cose semplici».

 

In realtà il Signore spiazza sempre l’uomo. Quando «ha inviato Davide a lottare contro Golia, sembrava una pazzia: il piccolo Davide davanti a quel gigante, che aveva una spada, aveva tante cose, e Davide soltanto la fionda e le pietre». Lo stesso avviene «quando ha detto ai Magi che era nato proprio il re, il gran re». Cosa hanno trovato? «Un bambino, una mangiatoia». Dunque «le cose semplici, l’umiltà di Dio, questo è lo stile divino, mai lo spettacolo».

Del resto, ha spiegato, quella dello «spettacolo» è stata proprio «una delle tre tentazioni di Gesù nel deserto». Satana gli disse infatti: «Vieni con me, andiamo su, al terrazzo del tempio; tu ti getti giù e tutti vedranno il miracolo e crederanno in te». Il Signore, invece, si rivela «nella semplicità, nell’umiltà».

(Papa Francesco)