Questi versetti così ispiranti sono, non a caso, una sintesi pratica della vita cristiana, e si strutturano in cinque punti:

  1.  Il rapporto personale con il Signore anzitutto: indicibile, sta nella storia e nel cuore profondo di ciascuno di noi, come una memoria pulsante e vitale, se non la seppelliamo sotto tanti detriti: “Vide (ma sarebbe più calzante “contemplò”) … di nome Levi … e gli disse: ‘Segui me!’ … lo seguì” (vv. 27-28). Non si dirà mai abbastanza: il rapporto personale con il Signore, sottolineato dai tanti pronomi di prima e seconda persona singolare, è la cosa più essenziale senza la quale non vi è (più) vita cristiana, senza la quale non è possibile lasciare tutto, in ultima analisi tutti i pesi e le schiavitù, oggi, domani e fino alla fine, ed essere finalmente liberi, quei “quattro giorni” che siamo sulla terra. “Qual è la cosa più importante?”, chiesero alcuni novizi della nostra comunità all’abate Christodoulos del monastero di Koutloumoussiou sul Monte Athos; ed egli e rispose: “Non dimenticate mai l’amore del Signore che ardeva nel vostro cuore nell’ora in cui entraste in comunità”.
  2.  Il rapporto con gli altri, tutti gli altri: la relazione personale con il Signore non schiaccia, ma dilata verso la vita piena, libera le capacità vitali, l’amicizia, la festa, la celebrazione della vita, che ha sempre bisogno di un riferimento personale (“gli preparò … nella sua casa”: v. 29), non è mai indifferenziata e anonima: ecco allora il banchetto, e un banchetto, si sottolinea, “grande”, perché frutto di grandezza di cuore, di mente, di visione.
  3.  Il dubbio, la mormorazione: “Come mai …?” (v. 30). Anche questa è una tappa obbligata, e dobbiamo attrezzarci, una specie di re Mida al contrario: là dove tocca inabissa, oscura, macchia, perverte, inocula la morte dove c’era la vita.
  4.  Accettarsi come malati e peccatori: non perché lo si è capito (quasi impossibile!) e lo si è ammesso, ma perché constatiamo che lo siamo: “Sii vero con chi tu sei”, ho letto un giorno. Facile a dirsi, difficile a realizzarsi, a meno che, a un certo punto, non ci abbandoniamo, ci affidiamo.
  5. La conversione: “…perché si convertano” (v. 32). Non penso a improbabili cambiamenti radicali, piuttosto a un andare avanti accogliendo la lezione della vita, a non scoraggiarsi e a evolvere: “Fare silenzio; fare fatica; fare con arte; saper perdere”

(Comunità di Bose)