La liturgia del giorno propone il brano evangelico di Marco (10, 17-27) che racconta del giovane ricco, un episodio che  si potrebbe intitolare: «Il percorso dalla gioia e dalla speranza alla tristezza e alla chiusura di se stesso». Quel ragazzo, infatti, «voleva seguire Gesù e lo vide e gli corse incontro, entusiasmato, per fargli la domanda: “Cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”». Al che, dopo l’invito a seguire i comandamenti, il Signore lo esorta: «Una cosa sola ti manca: vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo». E il ragazzo, «si fece scuro in volto e se ne andò rattristato. Possedeva infatti molti beni».

Dall’entusiasmo alla tristezza: «Voleva andare con Gesù e se ne è andato per un’altra strada». Il motivo? «Era attaccato ai suoi beni. Aveva tanti beni. E nel bilancio hanno vinto i beni».

Gesù di fronte a tale reazione: «Disse ai suoi discepoli con convinzione: “Quanto è difficile per quelli che possiedono ricchezze entrare nel regno di Dio”». Infatti  «c’è un mistero nel possesso della ricchezze. Le ricchezze hanno la capacità di sedurre, di portarci a una seduzione e farci credere che noi stiamo in un paradiso terrestre». «Ricordo che negli anni Settanta vidi per la prima volta un quartiere chiuso, di gente benestante; era chiuso per difendersi dai ladri, per essere sicuri». C’era anche gente buona, ma si erano rinchiusi in quella sorta di «paradiso terrestre». Questo accade, ha detto, «quando c’è la chiusura per difendere i beni»: si perde «l’orizzonte». Ed «è triste una vita senza orizzonte».

Qui si sta criticando l’«attaccamento» e non l’«amministrare bene le ricchezze». Le ricchezze, infatti, «sono per il bene comune, per tutti», e se il Signore le concede a qualcuno, è «per il bene di tutti, non per se stesso, non perché le chiuda nel suo cuore, che poi con questo diventa corrotto e triste». Gesù usa un’espressione forte: «Quanto è difficile per quelli che possiedono ricchezze entrare nel regno di Dio». Le ricchezze, sono come il serpente nel paradiso terrestre, incantano, ingannano, ci fanno credere che siamo potenti, come Dio. E alla fine ci tolgono il meglio, la speranza, e ci buttano nel brutto, nella corruzione». Perciò Gesù afferma: «È più facile che un cammello passi nella cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli».

Da ciò deriva un consiglio valido per ognuno: chi possiede delle ricchezze deve fare riferimento «alla prima beatitudine: “Beati i poveri in spirito”; cioè spogliarsi di questo attaccamento e fare che le ricchezze che il Signore gli ha dato siano per il bene comune». L’«unica maniera» di agire è «aprire la mano, aprire il cuore, aprire l’orizzonte».  Lo stesso è accaduto al giovane ricco: «aveva la strada per la felicità, la cercava e… perde tutto». A causa del suo attaccamento alle ricchezze «finisce come uno sconfitto».

(Papa Francesco)