entriamo oggi nel tempo delle “Ferie maggiori” di Avvento con un testo che ancora una volta ci pone di fronte alla domanda cruciale: “Chi è Gesù?”, e vedremo che Matteo, tenendo in filigrana proprio questa domanda, ci racconta innanzitutto di chi è figlio Gesù, chi ce lo ha donato. Egli lo fa proponendoci una genealogia, letteralmente il “libro della genesi” di Gesù Cristo; una storia, quindi, che attraversa tutta la vicenda umana, da Abramo fino al compimento in Gesù.

Ma, possiamo notare subito, si tratta di una storia che è ben più del concatenarsi casuale di nomi e di generazioni: essa subito rivela l’inaudito di Dio. Perché il Signore visita proprio questa storia, fatta di vertici come il re David e di periodi tragici come l’esilio in Babilonia; storia di patriarchi e re, ma anche di personaggi irrilevanti agli occhi della grande storia umana. Storia di universalità in Abramo, ma anche di irregolarità e peccato.

Nel primo versetto è già condensato il messaggio centrale: Gesù è veramente il Cristo, il Messia atteso secondo la promessa fatta ad Abramo, padre di tutte le genti, e a David, il re d’Israele.

I successivi versetti tracciano il dipanarsi di questa storia: sono menzionati i patriarchi, ma anche quattro donne, Tamar, Racab, Rut e Betsabea, la moglie di Uria, segnate nella loro vicenda personale perché straniere a anche perché i loro figli sono generati in modo irregolare (cf. Gen 38,1-30; Gs 2,1; Rt 1,1-4; 4,13; 2Sam 12,1-24). La quinta donna menzionata, Maria (v. 16), è quella che sintetizza in sé l’eccezione massima alla generazione umana: dà alla luce un figlio senza conoscere uomo, quindi nell’impossibilità umana a generare (cf. Lc 1,26-38).

Ultimo anello della lunga catena è Giuseppe, “lo sposo di Maria, dalla quale fu generato Gesù, chiamato Cristo”. Ecco un altro inaudito di Dio: non è Giuseppe a generare Gesù, pur inserendolo nella discendenza davidica, ma è Dio stesso che realizza il suo progetto di salvezza facendoci dono del Figlio.

Possiamo perciò oggi contemplare con gioia e riconoscenza l’amore del Signore, che è il Signore della storia umana, ed è anche colui che accoglie ogni nostra storia così come è, e viene a salvarla, a portarla a compimento in Gesù. Chiediamo al Signore di aiutarci a discernere,  nella concretezza delle nostre fragili vicende, il dono che ci fa di “Gesù, chiamato Cristo”.