Ci sono  diversi modi per conoscere Gesù: «Con l’intelligenza ,con il catechismo, con la preghiera e nella sequela». La domanda all’origine di questa ricerca del conoscere Gesù è: «Ma chi è costui ?». Oggi però «è Gesù che fa la domanda», così come narrato da Luca nell’odierno brano del Vangelo (9, 18-22). Quella di Gesù è una domanda che da generale — «le folle chi dicono che io sia?» — si trasforma in una domanda rivolta particolarmente a persone specifiche, in questo caso agli apostoli: «Ma voi chi dite che io sia?». Questa domanda, «è rivolta anche a noi in questo momento, nel quale il Signore è fra noi, in questa celebrazione, nella sua Parola, nell’Eucaristia sull’altare, nel suo sacrificio. E oggi a ognuno di noi chiede: ma per te chi sono io? Il padrone di questa ditta? Un buon profeta? Un buon maestro? Uno che ti fa bene al cuore? Uno che cammina con te nella vita, che ti aiuta ad andare avanti, a essere un po’ buono? Sì, è tutto vero ma non finisce lì», perché «è stato lo Spirito Santo a toccare il cuore di Pietro e fargli dire chi fosse Gesù: Sei il Cristo, il Figlio di Dio vivo». Chi di noi «nella sua preghiera guardando il tabernacolo dice al Signore: tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivo» deve sapere due cose. La prima è che «non può dirlo da solo: deve essere lo Spirito Santo a dirlo in lui». La seconda cosa è che deve prepararsi «perché lui ti risponderà».

Ci sono diversi atteggiamenti che un cristiano può assumere: chi lo seguirà sino a un certo punto, chi invece lo seguirà sino in fondo. Il pericolo che si corre è quello di cedere «alla tentazione del benessere spirituale», di pensare cioè che abbiamo tutto: la Chiesa, Gesù Cristo, i sacramenti, la Madonna e dunque non dobbiamo cercare più nulla. Se la pensiamo così «siamo buoni, tutti, perché almeno dobbiamo pensare questo; se pensiamo il contrario è peccato”». Ma questo «non basta. Il benessere spirituale  è fino a un certo punto». Quello che manca per essere cristiano davvero è «l’unzione della croce, l’unzione dell’umiliazione. Lui umiliò se stesso fino alla morte e alla morte di croce. Questa è la pietra di paragone, la verifica della nostra realtà cristiana. Sono un cristiano di cultura del benessere o sono un cristiano che accompagna il Signore fino alla croce? Per capire se siamo quelli che accompagnano Gesù sino alla croce il segnale giusto «è la capacità di sopportare le umiliazioni. Il cristiano che non è d’accordo con questo programma del Signore è un cristiano a metà cammino: un tiepido. È buono, fa cose buone» ma continua a non sopportare le umiliazioni e a chiedersi «perché a questo sì e a me no? L’umiliazione io no. E perché succede questo e a me no? E perché questo lo fanno monsignore e a me no?».

«Pensiamo a Giacomo e Giovanni  quando chiedevano al Signore il favore delle onorificenze. Non sapete, non capite niente, dice loro il Signore. La scelta è chiara: il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

«Ma noi tutti? Vogliamo che si realizzi la fine di questo paragrafo. Tutti vogliamo risorgere il terzo giorno. È buono, è buono, dobbiamo volere questo». Ma non tutti per raggiungere l’obiettivo, sono disposti a seguire questa strada, la strada di Gesù: ritengono sia uno scandalo se gli viene fatto qualcosa che essi ritengono si tratti di un torto, e se ne lamentano. Il segno dunque per capire «se un cristiano è un cristiano davvero» è «la sua capacità di portare con gioia e con pazienza le umiliazioni».

(Papa Francesco)