l’episodio evangelico proposto dalla liturgia, narra il confronto tra Gesù, i farisei e gli scribi sul fatto che i discepoli che sono con lui mangiano e bevono mentre gli altri fanno digiuno (Luca 5, 33-39).  Gesù, nella sua risposta agli scribi, vuol far capire che Egli si presenta come sposo: «Lui è lo sposo. La Chiesa è la sposa. E nel Vangelo  tante volte questa immagine ritorna: le vergini prudenti che aspettano lo sposo con le lampade accese; la festa che fa il padre per le nozze del figlio». Con la sua risposta agli scribi «il Signore dice che quando si è sposo non si può digiunare, non si può essere triste. Il Signore qui ci fa vedere il rapporto tra lui e la Chiesa come nozze». Da qui,il motivo più profondo per cui la Chiesa custodisce tanto il sacramento del matrimonio. E lo chiama sacramento grande perché è proprio l’immagine dell’unione di Cristo con la Chiesa». Quindi quando si parla di nozze «si parla di festa, si parla di gioia; e questo indica a noi cristiani un atteggiamento»: quando trova Gesù Cristo e incomincia a vivere secondo il vangelo, il cristiano deve farlo con gioia. Una gioia «perché è una grande festa».

Il cristiano è fondamentalmente gioioso.

Naturalmente «ci sono momenti di croce, momenti di dolore, ma c’è sempre quel senso di pace profonda. Perché? La vita cristiana si vive come festa, come le nozze di Gesù con la Chiesa».I

Dunque il primo atteggiamento del cristiano che incontra Gesù  è simile a quello della Chiesa che si unisce come sposa a Gesù. «E alla fine del mondo  sarà la festa definitiva, quando la nuova Gerusalemme sarà vestita come una sposa».

(Papa Francesco)