«Intellettuali senza talento, eticisti senza bontà, portatori di bellezze da museo»: sono queste le categorie di «ipocriti che Gesù rimprovera tanto».

«il Signore parecchie volte nel vangelo parla dell’ipocrisia» e «contro gli ipocriti».

Il primo quando i farisei vogliono mettere Gesù alla prova, chiedendo se fosse lecito pagare le tasse a Cesare (Matteo 22, 15-22); il secondo, quando i sadducei gli sottopongono il caso della donna vedova sette volte (Matteo 22, 24-30). Da questi primi episodi emerge una categoria specifica di ipocriti; quelli che «andavano sulla strada della casistica» e in questo modo «volevano fare cadere Gesù in una trappola».

La terza volta in cui si fa riferimento agli ipocriti — in modo «più forte ancora»  — è nel capitolo 23 del vangelo di Matteo, quando Cristo si rivolge agli scribi e ai farisei con un richiamo : «Ipocriti, voi che non entrate nel regno dei cieli, non lasciate entrare gli altri; ipocriti voi che allargate i filattèri e allungate le frange». Questa tipologia di ipocriti rientra  in una seconda casistica: quella di coloro che vanno per la strada dei precetti, attraverso «tanti precetti a causa dei quali la parola di Dio non sembra feconda»; e «anche per la strada della vanità», quella dei filattèri e delle frange. «Si fanno vanitosi e finiscono per rendersi ridicoli», ha commentato.

Insomma «i primi sono gli ipocriti della casistica, sono intellettuali della casistica», che «non hanno l’intelligenza di trovare, di spiegare Dio»; restano solo nella «casistica: fino qui si può, fino qui non si può». Sono  «cristiani intellettuali senza talento». I secondi sono invece quelli dei precetti, che «portano il popolo di Dio su una strada senza uscita. Sono eticisti senza bontà. Non sanno cosa sia la bontà. Sono eticisti: si deve far questo, questo, questo… Riempiono di precetti» ma «senza bontà». Si adornano con «drappi, tante cose per fare finta di essere maestosi, perfetti»; e tuttavia «non hanno senso della bellezza. Arrivano soltanto a una bellezza da museo».

Ma «la storia non finisce». E nel vangelo del giorno (Matteo 6, 1-6. 16-18) «il Signore parla di un’altra classe di ipocriti, quelli che vanno sul sacro». Questo caso, ha avvertito, è il più grave, perché sfiora il peccato contro lo Spirito Santo. «Il Signore  parla del digiuno, della preghiera e dell’elemosina: i tre pilastri della pietà cristiana, della conversione interiore che la Chiesa propone a noi tutti nella Quaresima. E in questa strada ci sono gli ipocriti, che si pavoneggiano nel fare digiuno, nel fare elemosine, nel pregare. Io penso che quando l’ipocrisia arriva a quel punto, nella relazione con Dio noi stiamo abbastanza vicini al peccato contro lo Spirito Santo. Questi non sanno di bellezza, questi non sanno d’amore, questi non sanno di verità; sono piccoli, vili».

Gesù, «che ci parla di pregare nel nascondimento, di profumarci la testa nel giorno del digiuno e di non far suonare la tromba quando facciamo un’opera buona». In questo, nella preghiera «ci farà bene quell’icona tanto bella del pubblicano: abbi pietà di me Signore, io sono un peccatore. E questa è la preghiera che noi dobbiamo fare tutti i giorni, nella consapevolezza che noi siamo peccatori, ma con peccati concreti, non teorici».

Nella stessa parabola, del resto, c’è un altro atteggiamento da evitare, quello del fariseo: «Ma Signore, io faccio questo, sono in questa associazione… Non va». Al contrario chiediamo al Signore che ci salvi da ogni ipocrisia e ci dia la grazia dell’amore, della larghezza, della magnanimità e della gioia».