«Gesù è in mezzo al suo popolo e insegna ai discepoli, insegna la legge del popolo di Dio». Infatti «Gesù è quel legislatore che Mosè aveva promesso: “Verrà uno dopo di me…”». Egli dunque è «il vero legislatore, quello che ci insegna come dev’essere la legge per essere giusti». Ma «il popolo era un po’ disorientato, un po’ allo sbando, perché non sapeva cosa fare e quelli che insegnavano la legge non erano coerenti». Ed è Gesù stesso a dire loro: «Fate quello che dicono, ma non quello che fanno». Del resto, «non erano coerenti nella loro vita, non
erano una testimonianza di vita». Così «Gesù, in questo passo del Vangelo, parla di superare: “La
vostra giustizia deve superare quella degli scribi e dei farisei”». Dunque, «a questo popolo un po’
imprigionato in questa gabbia senza uscita, Gesù indica il cammino per uscire: è sempre uscire in
su, superare, andare in su».
E in questa direzione, Gesù «prende come un primo esempio — ne
prende tanti, no? — il primo comandamento: amare Dio e amare il prossimo: “Avete inteso che fu
detto agli antichi: non ucciderai”, uno dei comandamenti di amore al prossimo, “ma io vi dico:
chiunque si adira con il proprio fratello, dovrà essere sottoposto a giudizio. E chi poi dice al fratello
stupido, dovrà essere sottoposto al sinedrio e chi gli dice pazzo sarà destinato al fuoco della
Geenna”».
In sostanza, Gesù afferma che «è peccato non solo uccidere», ma anche «insultare e sgridare» il
fratello. E «questo fa bene sentirlo»  proprio «in questo tempo dove noi siamo
tanto abituati ai qualificativi e abbiamo un vocabolario tanto creativo per insultare gli altri». Anche
offendere, quindi, «è peccato, è uccidere». Perché «è dare uno schiaffo all’anima del fratello, alla
dignità propria del fratello», dire frasi come: «non farci caso, questo è un pazzo, questo è uno
stupido», e «tante altre parolacce che noi diciamo, con molta carità, agli altri». Questo «è peccato».
«Gesù risolve» i dubbi «di questo popolo disorientato e
imprigionato guardando in su: la legge in su. E va avanti, collega la condotta del popolo con
l’adorazione a Dio e dice: “Se tu vai all’altare a dare un’offerta e hai un problema con il fratello, o il
fratello ce l’ha con te, va prima dal fratello, riconciliati”». E «questo è superare la legge e quello
che dice è una giustizia superiore a quella degli scribi e dei farisei».
«Quante volte noi nella Chiesa sentiamo queste cose, quante volte!»
Non è raro sentire frasi del tipo: «Ma quel prete, quell’uomo, quella donna
dell’azione cattolica, quel vescovo, quel Papa ci dicono “dovete fare così!”, e lui fa il contrario».
Questo è proprio «lo scandalo che ferisce il popolo e non lascia che il popolo di Dio cresca, che
vada avanti. Non libera». Anche «questo popolo  aveva visto la rigidità di
questi scribi e farisei», tanto che «quando veniva un profeta che dava loro un po’ di gioia lo
perseguitavano e anche lo ammazzavano: non c’era posto per i profeti lì».
Per tale ragione «Gesù dice ai farisei: “Voi avete ucciso i profeti, avete perseguitato i profeti: quelli
che portavano l’aria nuova”». Gesù, «come ha detto nella sinagoga di Nazareth, è venuto a
portarci l’anno di grazia, a portarci la liberazione, la vera liberazione: quella di Gesù», appunto.
La generosità, la santità è uscire ma sempre, sempre in su: uscire in su». Questa
«è la liberazione dalla rigidità della legge e anche dagli idealismi che non ci fanno bene».
«Gesù ci conosce tanto bene  e conosce come noi siamo stati fatti
perché lui è il creatore, conosce la nostra natura». Ed ecco che ci suggerisce: «Se tu hai un
problema con un fratello — dice la parola “avversario” — mettiti presto d’accordo». Così il Signore
«ci insegna anche un sano realismo: tante volte non si può arrivare alla perfezione, ma almeno
fate quello che potete, mettetevi d’accordo per non arrivare al giudizio». È questo il «sano
realismo della Chiesa cattolica: la Chiesa cattolica mai insegna “o questo, o questo”». Piuttosto
«la Chiesa dice: “questo e questo”». Insomma, «fai la perfezione: riconciliati con tuo fratello, non
insultarlo, amalo, ma se c’è qualche problema almeno mettiti d’accordo, perché non scoppi la
guerra». Ecco il «sano realismo del cattolicesimo». Invece «non è cattolico ma è eretico» dire: «o
questo o niente».
«Gesù sempre sa camminare con noi, ci dà l’ideale, ci
accompagna verso l’ideale, ci libera da questo ingabbiamento della rigidità della legge e ci dice:
“Fate fino al punto che potete fare”. E lui ci capisce bene». È «questo il nostro Signore, è questo
quello che insegna a noi» dicendoci: «Per favore, non insultatevi e non siate ipocriti: andate a
lodare Dio con la stessa lingua con la quale insultate il fratello, no, questo non si fa, ma fate quello
che potete, almeno evitate la guerra fra di voi, mettetevi d’accordo». E «mi
permetto di dirvi questa parola che sembra un po’ strana, è la santità piccolina del negoziato: non
posso tutto, ma voglio fare tutto, ma mi metto d’accordo con te, almeno non ci insultiamo, non
facciamo la guerra e viviamo tutti in pace».
«Gesù è un grande  e ci libera da tutte le nostre miserie,
anche da quell’idealismo che non è cattolico». Per questo «chiediamo al Signore che ci insegni,
primo, a uscire da ogni rigidità, ma uscire in su, per poter adorare e lodare Dio; che ci insegni a
riconciliarci fra noi; e anche, che ci insegni a metterci d’accordo fino al punto che noi possiamo
farlo».
(Papa Francesco)