…Ci sono tre  modi di vivere la vita  legati ad altrettante figure: quella «dell’albero di fico», quella degli «affaristi nel tempio» e quella «dell’uomo di fede».

Il fico  «rappresenta la sterilità, cioè una vita sterile, incapace di dare qualsiasi cosa». Una vita, cioè, che non porta frutti, «incapace di fare il bene», perché quel tipo di uomo «vive per sé; tranquillo, egoista», non vuole «problemi». Nel brano evangelico Gesù maledice l’albero di fico perché è sterile, «perché non ha fatto del suo per dare frutto», divenendo così il simbolo della «persona che non fa niente per aiutare, che vive sempre per se stessa, affinché non le manchi nulla».

Queste persone alla fine «diventano nevrotiche». E «Gesù condanna la sterilità spirituale, l’egoismo spirituale» di chi pensa: «Io vivo per me: che a me non manchi nulla che gli altri si arrangino!».

C’è poi un secondo «modo di vivere la vita», ed è quello «degli sfruttatori, degli affaristi nel tempio». Costoro «sfruttano anche il luogo sacro di Dio per fare degli affari: cambiano le monete, vendono gli animali per il sacrificio, anche fra loro hanno come un sindacato per difendersi». Uno stile «non solo tollerato, ma anche permesso dai sacerdoti del tempio». Per questi «Gesù non risparmia le parole» e ai mercanti nel tempio dice: «La mia casa sarà chiamata casa di preghiera. Voi, invece, ne avete fatto un covo di ladri!». La gente «andava in pellegrinaggio lì a chiedere la benedizione del Signore, a fare un sacrificio» e proprio lì «quella gente era sfruttata»; i sacerdoti «non insegnavano a pregare, non davano loro la catechesi… Era un covo di ladri». Non interessava loro se ci fosse vera devozione: «pagate, entrate…». Compivano i riti «senza vera devozione».

Vi è infine una terza tipologia, ed è quella «che consiglia Gesù e cioè la vita di fede». Quando i discepoli videro l’albero di fichi secco fin dalla radice «perché Gesù lo aveva maledetto», Pietro gli disse: «Maestro, guarda! L’albero di fichi che hai maledetto si è seccato!». E Gesù cogliendo l’occasione per indicare il giusto «stile di vita» gli rispose: «Abbiate fede in Dio. Se uno dicesse a questo monte: “levati e gettati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò avverrà. Tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà». Quindi  «accadrà proprio quello che noi con fede chiediamo: è lo stile di vita della fede».

Qualcuno potrebbe chiedere: «Padre, cosa devo fare per questo?». La risposta  è semplice: «Chiedilo al Signore, che ti aiuti a fare cose buone, ma con fede». Semplice, ma a «una condizione» che è lo stesso Gesù a dettare: «Quando voi vi metterete a pregare chiedendo questo, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate. È l’unica condizione, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni voi, le vostre colpe».

Vivere, quindi, «la fede per aiutare gli altri, per avvicinarsi a Dio», la fede «che fa miracoli», è il terzo stile di vita suggerito.

Tre possibili strade si presentano al cristiano: la prima è quella della «persona sterile» che non non desidera «dare frutti nella vita» e trascorre «la vita comoda, tranquilla, senza problemi e se ne va»: lo stile di chi non si preoccupa di fare il bene. Poi ci sono quelli «che sfruttano gli altri, anche nella casa di Dio; gli sfruttatori, gli affaristi del tempio», quelli che Gesù «caccia via» con la frusta. Infine lo stile di chi ha «fiducia in Dio» e sa che quello che chiede al Signore con fede, «accadrà». Ed è proprio questo «che Gesù ci consiglia: la strada di Gesù», che si può percorrere a una sola condizione: «perdonate, perdonate gli altri, affinché il Padre vostro perdoni voi di tante cose».