Si parla del sale della fede, della speranza, e della carità. «Il Signore ci dà questo sale»,

«Come si fa, perché il sale non perda la sua forza?». Intanto il sapore del sale cristiano nasce dalla certezza della fede, della speranza e della carità scaturita dalla consapevolezza «che Gesù è risorto per noi» e ci ha salvati. Ma questa certezza non ci è stata data semplicemente per conservarla. Se così fosse, essa finirebbe come il sale conservato in una bottiglietta: «non fa niente, non serve». Invece il sale  ha senso quando si dà per insaporire le cose. Penso che il sale conservato nella bottiglietta, con l’umidità perda forza. E non serve. Il sale che noi abbiamo ricevuto è per darlo; è per insaporire, per offrirlo; altrimenti «diventa insipido e non serve».

Ma il sale ha anche un’altra particolarità: quando «si usa bene non si sente il gusto del sale». Così «il sapore del sale» non altera il sapore delle cose; anzi «si sente il sapore di ogni pasto», che diventa più buono e più saporito. «E questa è l’originalità cristiana: quando noi annunziamo la fede, con questo sale», chi la riceve «la riceve ciascuno nella sua peculiarità, come i pasti».

TuttaviaL’Oginalità cristiana non è un’uniformità. Prende ciascuno com’è, con la sua personalità, con le sue caratteristiche, con la sua cultura», e lo lascia così come l’ha trovato, «perché è una ricchezza; ma gli dà qualcosa di più, gli dà il sapore». Se invece si tendesse all’uniformità, «sarebbe come se tutti fossero salati allo stesso modo». Lo stesso capiterebbe se ci si comportasse «come quando la donna butta troppo sale»: si sentirebbe soltanto il gusto del sale e «non il gusto di quel pasto insaporito con il sale».

L’originalità cristiana consiste proprio in questo: ciascuno resta quello che è, con i doni che il Signore gli ha dato. «Ciascuno è distinto dall’altro»; dunque il sale cristiano è quello che «fa vedere proprio le qualità di ciascuno. Questo è il sale che noi dobbiamo dare» e non conservare. O almeno non conservarlo sino a farlo rovinare.

E «perché il sale non si rovini» ci sono due metodi da seguire, «che devono andare insieme».  «Prima di tutto darlo, al servizio dei pasti, al servizio degli altri, al servizio delle persone. Si tratta del sale della fede, della speranza e della carità: darlo, darlo, darlo!». L’altro metodo implica la trascendenza, cioè la tensione «verso l’autore del sale, il creatore, quello che fa il sale. Il sale non si conserva soltanto dandolo nella predicazione. Ha bisogno anche dell’altra trascendenza, della preghiera, dell’adorazione. E così il sale si conserva, non perde il suo sapore. Con l’adorazione al Signore, io trascendo da me stesso al Signore; e con l’annunzio evangelico io esco fuori da me stesso per dare il messaggio».

Senza seguire questa strada, «per dare il sale  esso rimarrà nella bottiglietta, e noi diventeremo cristiani da museo» che possono solo far vedere il sale. Ma si tratterà di un «sale senza sapore, un sale che non fa niente».

(Papa Francesco)