«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura». In questa consegna c’è la missione che Gesù
dà ai discepoli: la missione di annunciare il Vangelo, di proclamare il Vangelo». E «la prima cosa
che chiede Gesù è di andare, non rimanere in Gerusalemme: “Andate in tutto il mondo,
proclamate il Vangelo a ogni creatura”». È un invito a «uscire, andare».
Del resto, «il Vangelo è proclamato sempre in cammino: mai seduti,
sempre in cammino, sempre». Uscire, dunque, per andare «dove Gesù non è conosciuto o dove
Gesù è perseguitato o dove Gesù è sfigurato, per proclamare il vero Vangelo». E «come abbiamo
sentito nel cantico dell’alleluia, «noi annunciamo Cristo crocifisso, potenza di Dio e
Dio». Proprio «questo è il Cristo che Gesù ci manda ad annunciare».
Così i cristiani sono chiamati a «uscire per annunciare, e anche in questa uscita va la vita, si gioca
la vita del predicatore: non è al sicuro, non ci sono assicurazioni sulla vita per i predicatori». Tanto
che «se un predicatore cerca un’assicurazione sulla vita, non è un vero predicatore del Vangelo:
non esce, rimane, sicuro».
«Primo: andate, uscite»  Perché «il Vangelo, l’annuncio di Gesù Cristo, si
fa in uscita, sempre; in cammino, sempre». E «sia in cammino fisico sia in cammino spirituale sia
in cammino della sofferenza: pensiamo all’annuncio del Vangelo che fanno tanti malati — tanti
malati! — che offrono i dolori per la Chiesa, per i cristiani». Sono persone che «sempre escono da
se stesse».
Ma «com’è lo stile di questo annuncio?»  «San Pietro, che è
stato proprio il maestro di Marco, è tanto chiaro nella descrizione di questo stile: come si annuncia
il Vangelo?». Ecco la sua risposta, riproposta nella prima lettura (1 Pietro 5, 5-14): «Carissimi,
rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri». Sì, «il Vangelo va annunciato in
umiltà, perché il Figlio di Dio si è umiliato, si è annientato: lo stile di Dio è questo, non ce n’è un
altro». E «l’annuncio del Vangelo non è un carnevale, una festa che è una cosa bellissima, ma
questo non è l’annuncio del Vangelo». Ci vuole «l’umiltà: il Vangelo non può essere annunciato
con il potere umano, non può essere annunciato con lo spirito di arrampicare e andare su, no!
Questo non è il Vangelo!».
«Umiltà» anzitutto, come raccomanda vivamente Pietro nella sua prima lettera: «Rivestitevi tutti di
umiltà gli uni verso gli altri». E subito spiega la ragione di questo stile: «Perché Dio resiste ai
superbi, ma dà grazia agli umili». E «per annunciare il Vangelo ci vuole la grazia di Dio, e per
ricevere questa grazia è necessaria l’umiltà: lo stile dell’annuncio è questa proposta». E Pietro
aggiunge anche queste parole: «Umiliatevi sotto la potente mano di Dio, riversando su di Lui ogni
preoccupazione».
L’umiltà è necessaria «proprio perché noi portiamo avanti un annuncio
di umiliazione, di gloria ma tramite l’umiliazione». E «l’annuncio del Vangelo subisce la tentazione:
la tentazione del potere, la tentazione della superbia, la tentazione delle mondanità, di tante
mondanità che ci sono e ci portano a predicare o a recitare». Sì, ha spiegato, «perché non è
predica un Vangelo innacquato, senza forza, un Vangelo senza Cristo crocifisso e risorto».
Proprio «per questo Pietro dice di vigilare: “Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in
giro cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede, sapendo che le medesime sofferenze
sono imposte ai vostri fratelli sparsi per il mondo”».
«L’annuncio del Vangelo, se è vero, subisce la tentazione» Se un
cristiano che dice di annunciare il Vangelo, con la parola o con la testimonianza, mai è tentato»,
può star «tranquillo» che il diavolo non se ne preoccupa «e quando il diavolo non si preoccupa è
perché non gli facciamo problema, perché stiamo predicando una cosa che non serve». Ecco
perché «nella vera predicazione c’è sempre qualcosa di tentazione e anche di persecuzione».
Insomma «stile di umiltà, cammino — perché si va fuori — cammino di
tentazione, ma la speranza» non deve venire mai meno. Scrive infatti Pietro: «Il Dio di ogni grazia,
il quale vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo Gesù, egli stesso, dopo che avrete un poco
sofferto, vi ristabilirà». E «sarà proprio il Signore a riprenderci, a dare la
forza, perché questo è quello che Gesù ha promesso quando ha inviato gli apostoli». Come riporta
Marco nel passo evangelico odierno: «Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il
Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che l’accompagnavano». Sì «sarà il Signore a confortarci, a darci la forza per andare avanti, perché Lui
agisce con noi se noi siamo fedeli all’annuncio del Vangelo, sei noi usciamo da noi stessi per
predicare Cristo crocifisso, scandalo e pazzia, e se noi facciamo questo con uno stile di umiltà, di
vera umiltà».
«Che il Signore  ci dia questa grazia, come battezzati, tutti, di prendere
la strada dell’evangelizzazione con umiltà, con fiducia in Lui stesso, annunciando il vero Vangelo:
“Il Verbo è venuto in carne”». E «questa è una pazzia, è uno scandalo». Evangelizzare, dunque,
«nella consapevolezza che il Signore è accanto a noi, agisce con noi e conferma il nostro lavoro

(Papa Francesco)