Ogni uomo ha un incontro personale con il Signore. Un incontro vero, concreto, che può cambiare radicalmente la vita. Il segreto non sta solo nell’accorgersene, ma anche nel non perderne mai la memoria, per conservarne la freschezza e la bellezza. L

La prima lettura (Atti, 9, 1-20), racconta proprio «la storia di Saulo-Paolo», del suo essere «convinto della sua dottrina, anche zelante». Ma «questo zelo lo portava a perseguitare questa nuova via che era nata lì, cioè i cristiani». Così Saulo «chiese le lettere per le sinagoghe di Damasco al fine di essere autorizzato a condurre in catene i cristiani». E «questo lo faceva con lo zelo di Dio».

Poi «è accaduto quello che abbiamo sentito e che tutti sappiamo: quella visione, e lui cade dal cavallo». A quel punto «il Signore gli parla: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?” — “Chi sei Signore?” — “Io sono Gesù”». È, dunque, «l’incontro di Paolo con Gesù».

Fino a quel momento Paolo «credeva che tutto quello che dicevano i cristiani erano storie». Ma «ecco che s’incontra con Lui e mai dimenticherà questo incontro: gli cambia la vita e lo fa crescere nell’amore per questo Signore che prima perseguitava e adesso ama». Un incontro che porta Paolo «ad annunciare al mondo come strumento di salvezza il nome di Gesù». Ecco, dunque, come è avvenuto e cosa ha significato «l’incontro di Paolo con Gesù».

«Nella Bibbia  ci sono tanti altri incontri». Anche «nel Vangelo». E sono «tutti diversi» tra loro. E così davvero «ognuno ha il proprio incontro con Gesù». Pensiamo «ai primi discepoli che seguivano Gesù e rimasero con Lui tutta la serata — Giovanni e Andrea, il primo incontro — e sono rimasti felici di questo». Tanto che «Andrea va da suo fratello Pietro — si chiamava Simone a quel tempo — e dice: “Abbiamo trovato il Messia!”». È «un altro incontro entusiasta, felice, e porta Pietro da Gesù». Segue, dunque, «l’incontro di Pietro con Gesù» che «fissò lo sguardo su di Lui». E Gesù gli dice: «Tu sei Simone, figlio di Giovanni. Sarai chiamato Cefa», e «cioè pietra».

Gli «incontri», sono davvero tanti. C’è, ad esempio, «quello di Natanael, lo scettico». Subito «Gesù con due parole lo butta in terra». Tanto che l’intellettuale ammette: «Ma tu sei il Messia!». C’è poi «l’incontro della Samaritana che, a un certo punto, si sente in difficoltà e cerca di essere teologa: “Ma questo monte, l’altro…”». E Gesù le risponde: «Ma tuo marito, la tua verità». La donna «nel proprio peccato incontra Gesù e va annunciarlo a quelli della città: “Mi ha detto tutto quello che io ho fatto; sarà forse il Messia?”».

Così  «possiamo trovare tanti incontri nella Bibbia, perché il Signore ci cerca per fare un incontro con noi» e «ognuno di noi ha il suo proprio incontro con Gesù». Forse «lo dimentichiamo, perdiamo la memoria» fino al punto di domandarci: «Ma quando io ho incontrato Gesù o quando Gesù mi ha incontrato?». Sicuramente Gesù «ti ha incontrato il giorno del Battesimo: quello è vero, eri bambino». E con il Battesimo, ha aggiunto, «ti ha giustificato e ti ha fatto parte del suo popolo».

«Tutti noi abbiamo avuto nella nostra vita qualche incontro con Lui», un incontro vero nel quale «ho sentito che Gesù mi guardava». Non è un’esperienza solo «per i santi». E «se non ricordiamo, sarà bello fare un po’ di memoria e chiedere al Signore che ci dia la memoria, perché Lui si ricorda, Lui ricorda l’incontro». I

La nostra fede, infatti, «è un incontro con Gesù». Proprio «questo è il fondamento della fede: ho incontrato Gesù come Saulo» secondo quanto racconta il passo degli Atti degli apostoli proposto dalla liturgia.

E così se uno dice a se stesso «non mi ricordo» dell’incontro col Signore, è opportuno che chieda la grazia: «Signore, quando coscientemente ti ho trovato? Quando tu mi hai detto qualcosa che ha cambiato la mia vita o mi hai invitato a fare quel passo avanti nella vita?». E «questa è una bella preghiera, fatela ogni giorno». E quando poi «ti ricordi, gioisci in quel ricordo che è un ricordo di amore».

 

(Papa Francesco)