Nel primo libro dei Re (11, 4-13) si narra di Salomone, mentre il Vangelo di Marco (7, 24-30) presenta la figura della donna «di lingua greca e di origine siro-fenicia» che supplica Gesù «di scacciare il demonio da sua figlia». Salomone e la donna percorrono due strade opposte e, proprio attraverso di loro, «oggi la Chiesa ci fa riflettere sul cammino dal paganesimo e dall’idolatria al Dio vivente, e sul cammino dal Dio vivente verso l’idolatria».

Rivolgendosi a Gesù la donna, si legge nel passo evangelico, è «coraggiosa», come lo è ogni «madre disperata» che «davanti alla salute di un figlio» è pronta a fare di tutto. «Le avevano detto che c’era un uomo buono, un profeta» e così è andata a cercare Gesù, anche se lei «non credeva nel Dio di Israele». Per il bene di sua figlia «non ha avuto vergogna dello sguardo degli apostoli», che «forse tra loro dicevano: ma questa pagana cosa fa qui?». E si è avvicinata a Gesù per supplicarlo di aiutare sua figlia posseduta da uno spirito impuro. Ma alla sua richiesta Gesù risponde di essere «venuto prima per le pecore della casa di Israele». E glielo «spiega con un linguaggio duro» dicendole: «Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini».

La donna — che «certamente non è andata all’università»  — non ha risposto a Gesù «con la sua intelligenza ma con le sue viscere di madre, col suo amore». E così gli ha detto: «Anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli». Come per dire: «Dai queste briciole a me!». Colpito allora dalla sua fede «il Signore ha fatto un miracolo». E così lei, «tornata a casa, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n’era andato».

È in sostanza la storia di una madre che «si era esposta al rischio di fare una brutta figura ma ha insistito» per amore di sua figlia. E venendo «dal paganesimo e dall’idolatria, ha trovato la salute per sua figlia»; e per se stessa «ha trovato il Dio vivente». Il suo «è il cammino di una persona di buona volontà che cerca Dio e lo trova». Per la sua fede «il Signore la benedice». Ma è anche la storia di tanta gente che ancora oggi «fa questo cammino». E «il Signore aspetta» queste persone, mosse dallo Spirito Santo. «Ogni giorno nella Chiesa del Signore ci sono persone che fanno questo cammino, silenziosamente, per trovare il Signore», proprio «perché si lasciano portare avanti dallo Spirito Santo».

C’è però «il cammino contrario», rappresentato dall’icona di Salomone, «l’uomo più saggio della terra, con un sacco di benedizioni, enormi, grandi; con l’eredità della sua patria unita, questa unione che aveva fatto suo padre Davide». Il re Salomone aveva «una fama universale», aveva «tutto il potere». Ed era anche «un credente in Dio». Ma perché allora ha perso la fede? La risposta si trova nel passo biblico: «Le sue donne gli fecero deviare il cuore per seguire altri dei e il suo cuore non restò integro con il Signore, suo Dio, come il cuore di Davide, suo padre».

A Salomone «piacevano le donne. Aveva tante concubine e le prendeva di qua e di là: ognuna con il suo dio, con il suo idolo». Proprio «queste donne hanno indebolito il cuore di Salomone, lentamente». Salomone, dunque, «ha perso l’integrità» della fede. Così quando «una donna gli chiedeva un tempio piccolo» per «il suo dio», lui lo costruiva «sul monte». E quando un’altra donna gli domandava l’incenso per un idolo, lui glielo comprava. Ma così facendo «il suo cuore si è indebolito e ha perso la fede».

A perdere la fede in questo modo è «l’uomo più saggio del mondo», che si è lasciato corrompere «per un amore indiscreto, senza discrezione, per le sue passioni». Eppure si potrebbe replicare: «Ma, padre, Salomone non ha perso la fede, lui credeva in Dio, era capace di recitare la Bibbia» a memoria. «Avere fede non significa essere capaci di recitare il Credo: tu puoi recitare il Credo e aver perso la fede!».

Salomone«all’inizio era peccatore come suo padre Davide. Ma poi è andato avanti e da peccatore» è diventato «corrotto: il suo cuore era corrotto per questa idolatria». Anche suo padre Davide «era peccatore, ma il Signore gli aveva perdonato tutti i peccati perché era umile e chiedeva perdono». Invece «la vanità e le sue passioni portarono» Salomone «alla corruzione». È infatti «proprio nel cuore dove si perde la fede».

Il re percorre dunque «il cammino contrario a quella donna siro-fenicia: lei dall’idolatria del paganesimo è arrivata al Dio vivente», lui invece «dal Dio vivente è arrivato all’idolatria: povero uomo! Lei era una peccatrice, sicuro, perché tutti lo siamo. Ma lui era corrotto».

(Papa Francesco)