Gesù «esultò di gioia nella lode alPadre». Qual è la ragione della gioia di Gesù? «Perché il Signore ai piccoli rivela i misteri della
salvezza, il mistero di se stesso ai piccoli, non ai sapienti e i dotti: ai piccoli». Il Signore infatti «preferisce i piccoli, per seminare nel cuore dei piccoli
il mistero di salvezza», perché «i piccoli sanno capire come è questo mistero».
Lo conferma anche la prima lettura proposta dalla liturgia del giorno e tratta dal libro del profeta
Isaia (11, 1-10), nella quale, si ritrovano tante «piccole cose», tanti «piccoli
dettagli che ci fanno vedere come la promessa di pace di Dio al suo popolo, di redenzione, la
promessa di salvarlo sempre va su questa strada». Così si legge che «in quel giorno, un
germoglio spunterà dal trono di Iesse»: il profeta «non dice: “Verrà un esercito e ti darà la
liberazione”», ma fa riferimento a «un piccolo germoglio, cosa piccola». E, «a Natale vedremo questa piccolezza, questa cosa piccola: un bambino, una stalla, una mamma, un papà…». È l’importanza di avere «cuori grandi ma atteggiamento di piccoli».
Così, «su questo germoglio si poserà lo Spirito del Signore, lo Spirito Santo». E questo germoglio,
, avrà «quella virtù» che è propria dei piccoli, cioè «il timore del Signore».
Egli «camminerà nel timore del Signore». Ma attenzione timore del Signore
non significa «paura». Vuol dire, invece, portare nella propria vita «il comandamento che Dio ha
dato al nostro padre Abramo: “Cammina nella mia presenza e sii irreprensibile”». E tutto questo
significa «umiltà. Il timore del Signore è l’umiltà». Ecco perché «soltanto i piccoli sono capaci di
capire pienamente il senso dell’umiltà, il senso del timore del Signore, perché camminano davanti
al Signore, sempre»: essi, infatti, «si sentono guardati dal Signore, custoditi dal Signore; sentono
che il Signore è con loro, che dà loro la forza per andare avanti».
I piccoli  capiscono di essere «un piccolo germoglio di un tronco molto
grande», un germoglio sul quale «viene lo Spirito Santo». Incarnano così l’«umiltà cristiana» che li
porta a riconoscere: «Tu sei Dio, io sono una persona, io vado avanti così, con le piccole cose
della vita, ma camminando nella tua presenza e cercando di essere irreprensibile».
È questa «la vera umiltà», non certo «l’umiltà un po’ di teatro», non quella ostentata da colui «che
diceva: “Io sono umile, ma orgoglioso di esserlo”». L’umiltà del piccolo  è quella di chi «cammina alla presenza del Signore, non sparla degli altri, guarda soltanto il servizio, si sente il più piccolo… È lì, la forza». Un esempio chiaro, ci può venire se
pensiamo a Nazaret: «Dio, per inviare il suo Figlio, guarda una ragazza umile, molto umile, che
subito dopo va, fa un viaggio per aiutare una cugina che aveva bisogno e non dice nulla di quello
che era accaduto». L’umiltà è così: «è camminare nella presenza del Signore, felice, gioioso
perché questa è la gioia degli umili: essere guardati dal Signore». Perciò, per fare nostro
quell’atteggiamento di esultanza nella lode di cui parla il Vangelo riferendosi a Gesù, «è
necessario avere tanta umiltà» e ricordare sempre che «l’umiltà è un dono, un dono dello Spirito
Santo». È quello che chiamiamo «il dono del timore di Dio». Un dono che va chiesto al Signore: «Guardando Gesù che esulta nella gioia perché Dio rivela il suo mistero agli umili, possiamo chiedere per tutti noi la grazia dell’umiltà, la grazia del timore di Dio, del
camminare nella sua presenza cercando di essere irreprensibili». Un dono che ci aiuterà a
«essere vigilanti nella preghiera, operosi nella carità fraterna ed esultanti di gioia nella lode».

(Papa Francesco)