Al mondo «non piace pensare» alle realtà ultime, ma anche queste fanno parte dell’esistenza umana. E se si vive «nella fedeltà al Signore», dopo la morte corporale «non avremo paura» di presentarci di fronte a Gesù per il suo giudizio.

Un argomento che, forse, a qualcuno «amareggia la giornata», perché,  «non piace pensare a queste cose» o rendersi conto che «quando uno di noi se ne sarà andato, passeranno gli anni e dopo tanto tempo quasi nessuno ci ricorderà». Ma è  la verità. È quello che la Chiesa ci dice: tutti noi avremo una fine». Una verità con la quale siamo chiamati a confrontarci.  «Io ho un elenco, un’agenda dove scrivo quando muore una persona — amica, parente — il nome lì e ogni giorno vedo quel giorno, la ricorrenza per chi è: “Ma questo è morto da venti anni! Come è passato il tempo! Quest’altro trent’anni, come è passato il tempo!». Questa realtà comune a tutti,  «ci obbliga a pensare a cosa lasciamo, qual è la traccia che ha lasciato la nostra vita».

Anche nel Vangelo, tratto da un passo di Luca (21, 5-11), si trovano dei consigli al riguardo. E a darli è lo stesso Gesù, che esorta: «Non lasciatevi ingannare!». A quale inganno si riferisce? È «l’inganno dell’alienazione, della estraniazione»: l’inganno per il quale «io sono distratto, non penso, e vivo come se mai dovessi morire». Ma, si è chiesto, «quando verrà il Signore, che verrà come la folgore, come mi troverà? Aspettando o in mezzo a tante alienazioni della vita, ingannato dalle cose che sono superficiali, che non hanno trascendenza?».

Siamo quindi di fronte a una vera e propria «chiamata del Signore a pensare sul serio alla fine: sulla mia fine, sul giudizio, sul mio giudizio».

Certo, qualcuno potrebbe dire: «Padre, questo ci spaventa». Ma, ha risposto Francesco: «È la verità. Perché se tu non curi il cuore, perché il Signore sia con te e tu vivi allontanato dal Signore sempre, forse c’è il pericolo, il pericolo di continuare così allontanato per l’eternità dal Signore. È bruttissimo questo!».

Ecco perché, «oggi ci farà bene pensare a questo: come sarà la mia fine? Come sarà quando mi troverò davanti al Signore?».

Ecco la soluzione alle nostre paure: «la fedeltà al Signore: e questo non delude». Infatti, «se ognuno di noi è fedele al Signore, quando verrà la morte, diremo come Francesco: “sorella morte, vieni”. Non ci spaventa». E anche il giorno del giudizio «guarderemo il Signore» e potremo dire: «Signore ho tanti peccati, ma ho cercato di essere fedele». E giacché «il Signore è buono» «non avremo paura».

(Papa Francesco)