C’è già il regno di Dio nella santità nascosta di tutti i giorni vissuta da quelle famiglie che arrivano
a fine mese con in tasca mezzo euro soltanto. Ma non cedono alla tentazione di pensare che il
regno di Dio sia solo uno spettacolo. Magari come quelli che fanno del sacramento del matrimonio
una caricatura, trasformandolo in una fiera della vanità e del farsi vedere.
Proprio il fatto che Gesù parlasse tanto del regno di Dio aveva reso «curiosi» anche i farisei. Tanto
che — si legge nel passo del Vangelo di Luca (17, 20-25) proposto oggi dalla liturgia — arrivano a
domandargli: «Ma, alla fine, quando verrà questo regno di Dio?». Come a dire: «tu parli, parli,
ma…». E «Gesù risponde subito e chiaro: il regno di Dio non viene in modo da attirare
l’attenzione; e nessuno dirà: eccolo qui oppure eccolo là! Ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi:
già c’è il regno di Dio, già è incominciato in mezzo a voi».
Infatti «quando Gesù spiegava nelle parabole come era il regno di Dio, usava sempre parole serene, tranquille» e utilizzava «anche figure che dicevano che il regno di Dio era nascosto».

Così Gesù paragonava il regno a «un mercante che cerca perle fine di qua, di
là» oppure a «un altro che cerca un tesoro nascosto in terra». Oppure diceva che esso è «come
una rete che prende tutti o come il seme di senape, piccolino, che poi diventa un albero grande».
E così, ancora, diceva che «il regno di Dio è come il grano: si semina e tu non sai come cresce»
perché «Dio dà la crescita».
Dunque «è questo che spiegava Gesù» riguardo al regno di Dio: «sempre in silenzio, ma anche in
lotta». E lo faceva capire ancora meglio dicendo che «il regno di Dio crescerà come la pianta del
grano, non circondato da cose belle ma in mezzo alla zizzania. Ma il regno è lì, non attira
l’attenzione, è silenzioso, quieto».
Insomma «il regno di Dio non è uno spettacolo». E proprio «lo spettacolo, tante volte, è la caricatura del regno di Dio». Non bisogna, infatti, mai «dimenticare che è stata una delle tre tentazioni»: nel deserto a Gesù viene detto «vai al terrazzo del tempio e buttati giù e tutti crederanno, fai lo spettacolo». Invece «il regno di Dio è silenzioso, cresce dentro; lo fa crescere lo Spirito Santo con la nostra disponibilità, nella nostra terra, che noi dobbiamo
preparare». Ma esso «cresce lentamente, silenziosamente».
Nel racconto evangelico di Luca, Gesù rilancia il suo discorso e va avanti domandando «ma voi
volete vedere il regno di Dio?». E spiega: «Vi diranno: eccolo là! Oppure: eccolo qui! Non
andateci! Non seguiteli! Perché il regno di Dio verrà come la folgore, in un istante». Sì, «si manifesterà nell’istante, è dentro». Però «io penso a quanti cristiani preferiscono lo spettacolo al silenzio del regno di Dio».

All’opposto dello spettacolo, c’è «la perseveranza di tanti cristiani che
portano avanti la famiglia: uomini, donne che curano i figli, curano i nonni, che arrivano alla fine
del mese con mezzo euro soltanto, ma pregano». E il regno di Dio «è lì, nascosto in quella santità
della vita quotidiana, quella santità di tutti i giorni». Perché «il regno di Dio non è lontano da noi, è
vicino».
Proprio la «vicinanza è una delle sue caratteristiche» del regno. Vicinanza che vuol dire anche
«tutti i giorni». Per questo «Gesù allontana dalla mente dei discepoli un’immagine spettacolare del
regno di Dio». E «quando vuol parlare degli ultimi tempi, quando Lui verrà in gloria, l’ultimo giorno,
dice: così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno, come la folgore, ma prima è necessario che Egli
soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».
Del regno di Dio, dunque, «è parte anche la sofferenza, la croce; la croce quotidiana della vita, la
croce del lavoro, della famiglia», la croce «di portare avanti bene le cose, questa piccola croce
quotidiana, il rifiuto». Così «il regno di Dio è umile, come il seme: umile; ma viene grande per la
forza dello Spirito Santo». E «a noi tocca lasciarlo crescere in noi, senza vantarci. Lasciare che lo
Spirito venga, ci cambi l’anima e ci porti avanti nel silenzio, nella pace, nella quiete, nella
vicinanza a Dio, agli altri, nell’adorazione a Dio, senza spettacoli».

(Papa Francesco)