C’è un «virus» potente e pericoloso che ci insidia, ma c’è anche un Padre «che ci ama tanto» e ci
protegge. È la subdola seduzione dell’ipocrisia.
Il riferimento è quello evangelico proposto dalla lettura del giorno (Luca, 12, 1-7): «Gesù era in
mezzo a migliaia di persone» — una moltitudine radunata attorno a lui a tal punto «che si
calpestavano a vicenda» — e, prima «di parlare alla gente, di insegnare» come era solito fare, si
rivolge «ai discepoli che erano lì». In mezzo a tanta gente «parla loro di una cosa piccolissima: del
lievito».
L’avvertimento del Signore — «Guardatevi bene dal lievito dei farisei» — somiglia,  a quello di «un medico, che dice ai suoi collaboratori, ai suoi aiutanti: “Guardate bene che tutta questa gente non venga contagiata dal virus”». E il «lievito dei farisei»,  è «l’ipocrisia». Quell’ipocrisia di cui Gesù ha parlato loro sempre con estrema
franchezza, dicendogli «in faccia»: «Ipocriti. Ipocriti: voi siete ipocriti!».
Ma cos’è, in sostanza, quel virus di cui Gesù parla «in mezzo a quella moltitudine»?  «L’ipocrisia è quel modo di vivere, di agire, di parlare che non è chiaro», che si presenta in maniera ambigua: «forse sorride, forse è serio… non è luce, non è tenebra». È un po’ come il serpente: «si muove in una maniera che sembra non minacciare nessuno» e ha «il fascino del chiaroscuro». L’ipocrisia, cioè, ha il fascino «di non dire le cose chiaramente; il fascino della menzogna, delle apparenze». Lo stesso Gesù, nei vangeli, aggiunge alcune notazioni sul
comportamento dei «farisei ipocriti» dicendo che sono «pieni di se stessi, di vanità» e che gli piace
«passeggiare nelle piazze» per far vedere che sono importanti.
Gesù mette in guardia da costoro e, riprendendo la parola, dice a tutti: «Non spaventatevi, non
abbiate paura: soltanto guardatevi dal lievito di questa gente, perché tutto quello che è nascosto
verrà alla luce. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà
conosciuto. Quindi, ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete
detto all’orecchio, nelle stanze più interne, sarà annunciato dalle terrazze». Come per dire:
nascondersi non aiuta, perché alla fine «tutto sarà chiaro». E diceva questo«perché il lievito dei farisei portava la gente ad amare più le tenebre che la luce». Lo stesso apostolo Giovanni lo sottolinea quando scrive: «Gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce».
A questo punto,Gesù «attira l’attenzione sulla fiducia in Dio». Perché se è vero che «questo lievito è un virus che ammala» e fa morire — e Gesù avvisa: «Guardatevi! Questo lievito ti porta alle tenebre. Guardatevi!» — è anche
vero che c’è qualcuno «più grande», ed è «il Padre che è nel Cielo». Per spiegare questa
presenza premurosa del Padre, Gesù dice: «Cinque passeri non si vendono forse per due soldi?
Eppure, nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono
tutti contati». Da qui «l’esortazione finale: “Non abbiate paura! Valete più di molti passeri!”».
«Davanti a tutte queste paure»  che vengono insinuate dal «virus», dal «lievito dell’ipocrisia farisaica», dobbiamo essere confortati da quanto ci dice Gesù: «C’è un Padre. C’è un Padre che vi ama. C’è un Padre che ha cura di voi».
Di fronte alla «seduzione del chiaroscuro, alla seduzione del serpente», Gesù ci rassicura:
«Tranquilli, il Padre vi ama, vi difende. Abbiate fiducia in Lui. Non abbiate paura di queste cose».
Così,  Gesù, «partendo dal più piccolo in mezzo a tanta gente, arriva al più grande, al Padre che ha cura di tutto, anche dei più piccoli, perché non si ammalino, perché non si contagino di questa malattia». E, quando Gesù ci dice questo, invita a pregare», ci invita a pregare affinché non cadiamo «in questo atteggiamento farisaico che
non è né luce né tenebre», che sta sempre a metà strada e «mai arriverà alla luce di Dio».
(Papa Francesco)