La parola del Signore è chiara: Maria ha scelto la parte migliore, quella della preghiera, quella della contemplazione di Gesù. Agli occhi della sorella era perdere tempo». Maria si ferma a guardare il Signore come una bambina meravigliata, «invece di lavorare come faceva lei».

L’atteggiamento di Maria è quello giusto perché ella «ascoltava il Signore e pregava con il suo cuore». Ecco cosa «vuole dirci il Signore. Il primo compito nella vita è questo: la preghiera. Ma non la preghiera delle parole come i pappagalli, ma la preghiera del cuore», attraverso la quale è possibile «guardare il Signore, ascoltare il Signore, chiedere al Signore. E noi sappiamo che la preghiera fa dei miracoli».

La stessa cosa insegna l’episodio narrato nel libro di Giona: un “testardo” perché «non voleva fare quello che il Signore gli chiedeva». Solo dopo che il Signore lo ebbe salvato dal ventre di una balena Giona si decise: «Signore farò quello che tu dici. E andò per le strade di Ninive» annunciando la sua profezia: la città sarebbe stata distrutta da Dio se i cittadini non avessero cambiato in meglio il loro modo di vivere. Giona «era un profeta “professionista”  e diceva: ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta. Lo diceva seriamente, con forza. E questi niniviti si sono spaventati e hanno cominciato a pregare con le parole, con il cuore, con il corpo. La preghiera ha fatto il miracolo».

Anche in questo racconto «si vede quello che Gesù dice a Marta: Maria ha scelto la parte migliore. La preghiera fa miracoli, davanti ai problemi» che ci sono nel mondo. Ma ci sono anche quelli «pessimisti». Queste persone «dicono: niente si può cambiare, la vita è così. Mi fa pensare a una canzone triste della mia terra che dice: lasciamo perdere. Laggiù nel forno ci incontreremo tutti».

Certo, è una visione «un po’ pessimista della vita» che ci porta a chiederci: «Perché pregare? Ma lascia perdere, la vita è così! Andiamo avanti. Facciamo quello che possiamo». È questo l’atteggiamento avuto da Marta, la quale «faceva cose, ma non pregava». E poi c’è il comportamento di altri, come quel «testardo Giona». Questi sono «i giustizieri». Giona «andava e profetizzava; ma nel suo cuore diceva: se la meritano, se la meritano, se la sono cercata. Lui profetizzava, ma non pregava, non chiedeva al Signore perdono per loro, soltanto li bastonava». Questi «si credono giusti». Ma alla fine, come è capitato con Giona, si rivelano degli egoisti.

Giona, per esempio,quando Dio ha salvato il popolo di Ninive, «si è arrabbiato con il Signore: ma tu sempre sei così, sempre perdoni!». E «anche noi  quando non preghiamo, quello che facciamo è chiudere la porta al Signore» cosicché «lui non possa fare nulla. Invece la preghiera davanti a un problema, a una situazione difficile, a una calamità, è aprire la porta al Signore, perché venga»: lui, infatti, sa «risistemare le cose».

In conclusione  Maria,  «ha scelto la parte migliore e ci fa vedere la strada, come si apre la porta al Signore», al re di Ninive «che non era un santo», a tutto il popolo: «Facevano cose brutte. Ma quando hanno pregato, digiunato e hanno aperto la porta al Signore, il Signore ha fatto il miracolo del perdono. E pensiamo a Giona che non pregava, fuggiva da Dio sempre. Profetizzava, era forse un buon “professionista”, possiamo dire oggi un buon prete che faceva i suoi compiti, ma mai apriva la porta al Signore con la preghiera. Chiediamo al Signore che ci aiuti a scegliere sempre la parte migliore».