Se non si vuole essere cristiani solo «di nome», bisogna far proprio l’impegno quotidiano a «custodire e non nascondere» quella luce che ci è stata data nel battesimo. Un impegno che si realizza nella vita «di tutti giorni», facendo attenzione a non cedere ad alcune tentazioni nelle quali si è invece portati a cadere.

 

Per prima cosa,non bisogna cadere in un equivoco, perché di solito «noi, nel parlato quotidiano, diciamo: “Ma, questa è una persona luminosa; questa non è luminosa”». In realtà nel Vangelo «non si parla di questa luminosità umana. La luce del Signore non è simpatia, soltanto. C’è un’altra cosa». Infatti «custodire la luce è custodire qualcosa che ci è stata data come dono e se noi siamo luminosi, siamo luminosi» nel senso «di aver ricevuto il dono della luce nel giorno del Battesimo». Proprio per questo,  «all’inizio, nei primi secoli della Chiesa, anche in alcune Chiese orientali ancora il battesimo si chiama “l’illuminazione”»; e ancora oggi, «quando noi battezziamo un bambino, diamo una candela, con la luce, come segno: perché è la luce che è il dono di Dio».

Ora questa luce che dà Gesù nel battesimo «è una luce vera», una luce «che viene da dentro, perché è una luce dello Spirito Santo. Non è una luce artificiale, una luce truccata. È una luce mite, serena che non si spegne più». Per questo «non va coperta». E «se tu copri questa luce, divieni tiepido o semplicemente cristiano di nome».