Il messaggio che Gesù vuole dare è ripreso «dalla tradizione del popolo di Israele. Un messaggio profetico, ma che il popolo ha avuto sempre difficoltà a capire: misericordia io voglio e non sacrifici». Infatti il nostro è il Dio della misericordia. Lo si vede bene proprio nella vicenda di Matteo  che «non è una parabola»: è un fatto storico, «è accaduto».

Gesù passa tra «quelli che ricevevano il denaro delle tasse e poi lo portavano ai romani». Questi venivano considerati uomini poco raccomandabili, perché «doppiamente peccatori: attaccati al denaro e anche traditori della patria». Tra di loro c’era Matteo, «l’uomo seduto al banco delle imposte». Gesù lo guarda e quello sguardo gli fa provare dentro «qualcosa di nuovo, qualcosa che non conosceva». Lo «sguardo di Gesù» gli fa avvertire «uno stupore» interiore; gli fa sentire «l’invito di Gesù: seguimi». E in quello stesso istante Matteo «è pieno di gioia». Insomma a Matteo «è bastato un momento soltanto» per comprendere che quello sguardo gli aveva cambiato la vita per sempre. In quel preciso istante, «Matteo dice di sì; lascia tutto e se ne va con il Signore. È il momento della misericordia ricevuta e accettata: vengo con te».

Al primo momento dell’incontro, che consiste in «un’esperienza spirituale profonda», ne segue un secondo: quello della festa. Il racconto evangelico continua infatti con la descrizione di Gesù seduto a tavola con pubblicani e peccatori, per «una festa  con tutti quelli che non erano precisamente la crema della società», anzi, «erano quelli scartati dalla società». Ma questa «è la contraddizione della festa di Dio: il Signore fa festa con i peccatori», mentre raramente la fa con i giusti.

Ma la vita non è tutta una festa.La festa è incominciare una nuova strada», ma poi deve esserci «il lavoro quotidiano, che si deve alimentare con la memoria di quel primo incontro». Proprio come è avvenuto nella vita di Matteo, che «questo lavoro lo ha fatto», andando «a predicare il vangelo». In questo caso non si tratta di «un momento»; si tratta di «un tempo», che si protrae «fino alla fine della vita».

Ma  di cosa bisogna fare memoria? Proprio «di quei fatti, di quell’incontro con Gesù che mi ha cambiato la vita, che ha avuto misericordia, che è stato tanto buono con me  e mi ha detto anche: invita i tuoi amici peccatori, perché facciamo festa». Infatti la memoria di quella misericordia e di quella festa «dà forza a Matteo e a tutti» quanti hanno deciso di seguire Cristo «per andare avanti». Questo bisogna ricordarlo sempre, come quando si soffia sulle braci per mantenere vivo il fuoco.

(Papa Francesco)