Gesù guarisce di sabato un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Però «la predica e il modo di agire di Gesù  non piacevano ai dottori della legge». E «per questo gli scribi e farisei lo osservavano per vedere cosa facesse: lo spiavano perché avevano nel loro cuore cattive intenzioni». Così «dopo che Gesù apre il dialogo, e domanda se è lecito fare il bene o fare il male il sabato, loro non parlano, rimangono zitti». Luca racconta che, dopo il miracolo compiuto dal Signore, «essi fuori di sé dalla collera» — e qui il Vangelo usa un’espressione davvero «forte» — «si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù».

In una parola, si misero a ragionare su come fare per uccidere il Signore. E tante volte nel Vangelo si ripete questa scena. Dunque, questi dottori della legge non hanno un atteggiamento del tipo: «non siamo d’accordo, parliamo». A prevalere in loro, invece, «è la collera: non possono dominarla e incominciano la persecuzione a Gesù, fino alla morte».

Anche san Paolo, «discepolo fedele del Signore, soffre lo stesso». A confermarlo è proprio il passo della lettera ai Colossesi (1, 24 – 2, 3) proclamato durante la liturgia: «Fratelli, sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa».

Quella di Paolo è «la stessa strada di Gesù: la testa della Chiesa, la segue il suo corpo, la Chiesa». E, del resto, «dai primi giorni la Chiesa è perseguitata». Ma fino a quanto lo sarà? Di certo «fino a oggi». Infatti anche «oggi tanti cristiani, forse più che nei primi tempi, sono perseguitati, uccisi, cacciati via, spogliati solo per essere cristiani». E così, come scrive Paolo, «proseguono nel corpo della Chiesa la passione di Cristo, dandone compimento».

Non c’è cristianesimo senza persecuzione

Il Signore«ci dia la consapevolezza di guardare lì quello che Paolo dice» e «ci dia una piena intelligenza per conoscere il mistero di Dio che è in Cristo». E «il mistero di Dio che è in Cristo porta la croce: la croce della persecuzione, la croce dell’odio, la croce che viene dalla collera di questi uomini, questi dottori della legge». Ma «chi suscita la collera? Lo sappiamo tutti: il padre del male».

Il Signore  oggi ci faccia sentire, nel corpo della Chiesa, l’amore ai nostri martiri e anche la nostra vocazione martiriale. Noi non sappiamo cosa accadrà qui: Non lo sappiamo!». Ma, ha concluso, «che il Signore ci dia la grazia, se un giorno accadesse questa persecuzione qui, del coraggio della testimonianza che hanno avuto tutti questi cristiani martiri

(Papa Francesco)