c’è una promessa alla radice della storia di Abramo che è pronto a lasciare la sua terra «per andare non sapeva dove, ma dove il Signore gli avrebbe detto».

«Allora il Signore disse ad Abramo: “Alza gli occhi e, dal luogo dove tu stai, spingi lo sguardo verso il settentrione e il mezzogiorno”, dappertutto, tutto è tuo, tutto sarà tuo, della tua discendenza».

Quest’uomo, forse già novantenne, guarda tutto e crede alla parola di Dio che lo ha invitato a uscire dalla sua terra. Crede. E poi va a stabilirsi alle Querce di Mamre, il posto dove il Signore gli parlerà tante volte».

Abramo «parte dalla sua terra con una promessa. Tutto il suo cammino è andare verso questa promessa. E il suo percorso è anche un modello del nostro percorso. Dio chiama Abramo, una persona, e di questa persona fa un popolo. Se noi andiamo al libro della Genesi, all’inizio, alla creazione, possiamo trovare che Dio crea le stelle, crea le piante, crea gli animali». Tutto al plurale. Ma «crea l’uomo: singolare. Uno. Dio parla a noi sempre al singolare, perché ci ha creati a sua immagine e somiglianza. E Dio ci parla al singolare e ha parlato ad Abramo, gli ha fatto una promessa e lo ha invitato a uscire dalla sua terra».

Anche «noi cristiani siamo stati chiamati al singolare. Nessuno di noi è cristiano per puro caso: nessuno. C’è una chiamata a te, a te, a te». È una chiamata «con il nome, con una promessa: vai avanti, io sono con te, io cammino affianco a te».

«Questo lo sapeva pure Gesù che nei momenti più difficili si rivolge al Padre», come accade «nell’orto degli ulivi. E alla fine, quando sente quel buio tanto profondo», dice: «Padre, perché mi hai abbandonato?». Dunque, «sempre in rapporto al Padre che lo ha chiamato e lo ha inviato. E, anche quando ci lascia nel giorno dell’Ascensione, ci dice quella bella parola: io sarò tutti i giorni con voi, accanto a voi: accanto a te, accanto a te, accanto a te. Sempre».

«Dio ci accompagna, Dio ci chiama per nome, Dio ci promette una discendenza». «E questa è la sicurezza del cristiano: non è una casualità, è una chiamata. Una chiamata che ci fa andare avanti. Essere cristiano è una chiamata d’amore, d’amicizia. Una chiamata a diventare figlio di Dio, fratello di Gesù, a diventare fecondo nella trasmissione di questa chiamata agli altri, a diventare strumento di questa chiamata».

Certo «ci sono tanti problemi, momenti difficili. Anche Gesù ne ha passati tanti, ma sempre con quella sicurezza: il Signore mi ha chiamato, il Signore è con me, il Signore mi ha promesso. Ma forse il Signore si è sbagliato su di me? Il Signore è fedele, perché Lui mai può rinnegare se stesso. Lui è la fedeltà».

Proprio «pensando ad Abramo, a questo brano della Scrittura, dove lui è unto padre per la prima volta, padre del popolo, pensiamo anche a noi che siamo stati unti nel battesimo e pensiamo alla nostra vita cristiana».

L’importante è «andare avanti, con il Signore. Andare avanti con quella promessa che ci ha fatto, con quella promessa di fecondità; e dire agli altri, raccontare agli altri, che il Signore è con noi, che il Signore ci ha scelti e che lui non ci lascia soli mai. Quella certezza del cristiano ci farà bene».

(Papa Francesco)