Non c’è bisogno di sprecare tante parole per pregare: il Signore sa quello che vogliamo dirgli. L’importante è che la prima parola della nostra preghiera sia «Padre

Come si deve pregare allora? È Gesù che ce lo ha insegnato: «Dice che il Padre che è in cielo “sa di quali cose avete bisogno, prima ancora che glielo chiediate”». Dunque, la prima parola sia «“Padre”. Questa è la chiave della preghiera. Senza dire, senza sentire questa parola, non si può pregare»

«Chi prego? Il Dio Onnipotente? È troppo lontano. Questo io non lo sento, Gesù neppure lo sentiva. Chi prego? Il Dio cosmico? Un po’ abituale in questi giorni, no? Pregare il Dio cosmico. Questa modalità politeista che arriva con una cultura superficiale».

Bisogna invece «pregare il Padre», colui che ci ha generato. Ma non solo: bisogna pregare il Padre «nostro», cioè non il Padre di un generico e troppo anonimo «tutti», ma colui «che ti ha generato, che ti ha dato la vita, a te, a me», come persona singola. È il Padre «che ti accompagna nel tuo cammino», quello che «conosce tutta la tua vita, tutta»; quello che sa ciò che «è buono e quello che non è tanto buono. Conosce tutto». Ma non basta ancora: «Se non incominciamo la preghiera con questa parola non detta dalle labbra, ma detta dal cuore, non possiamo pregare come cristiani».

Ma  è «un padre solo mio?».

«No è il Padre nostro, perché io non sono figlio unico. Nessuno di noi lo è. Se io non posso essere fratello, difficilmente potrei diventare figlio di questo Padre, perché è un Padre di sicuro mio, ma anche degli altri, dei miei fratelli». Da ciò discende che «se io non sono in pace con i miei fratelli, non posso dire Padre a lui. E così si spiega come Gesù, dopo averci insegnato il Padre Nostro, dice subito: “Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Entra dunque in gioco il perdono. Ma «è tanto difficile perdonare gli altri»; è difficile davvero, perché noi portiamo sempre dentro il rammarico per quello che ci hanno fatto, per il torto subito. Non si può pregare conservando nel cuore astio per i nemici. «Questo è difficile. Sì è difficile, non è facile». Ma  «Gesù ci ha promesso lo Spirito Santo. È lui che ci insegna da dentro, dal cuore, come dire “Padre” e come dire “nostro”», e come dirlo: «facendo la pace con tutti i nostri nemici».