Dio dà sempre vita a una «storia d’amore» con ciascuno di noi. E nonostante quelli che sembrano essere «fallimenti», piccoli e grandi, alla fine quel «sogno d’amore» vince. La parabola dei contadini e del padrone della vigna, raccontata da Marco nel passo evangelico (12, 1-12) proposto dalla liturgia, «è un riassunto della storia di salvezza che Gesù fa — come abbiamo sentito — ai capi dei sacerdoti, agli scribi, agli anziani: cioè alla dirigenza del popolo di Israele, a quelli che avevano in mano il governo del popolo, a quelli che avevano in mano la promessa di Dio».

Ed «è una bella parabola che «incomincia con un sogno, un progetto di amore: quell’uomo che pianta la vigna, la circonda con una siepe, scava la buca per il torchio» e costruisce una torre. È «tutto fatto con amore». L’uomo infatti «amava questo germoglio di vigna» e così «la dà in affitto, la consegna» perché dia frutti. Poi «al momento opportuno manda un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto e incomincia tutto quello che abbiamo sentito: a uno lo bastonano, a un altro lo picchiano, a un altro lo uccidono». Alla fine «manda suo figlio» ma quei contadini «lo uccidono: così finisce la storia».

In fin dei conti, «questa storia che sembra una storia d’amore, che doveva andare avanti con passi d’amore fra Dio e il suo popolo», appare invece «una storia di fallimenti». A tal punto che «Dio — il Padre del popolo, che prende questo popolo per sé perché è un popolo piccolo e lo ama, sogna con amore — sembra fallire». E «questa storia di salvezza ben può essere chiamata storia del fallimento». Ma «il fallimento  inizia dal primo momento e anche in questo fallimento del sogno di Dio, dall’inizio, c’è il sangue — il sangue di Abele — e da lì continua: il sangue di tutti i profeti che sono andati a parlare al popolo, ad aiutare a custodire la vigna, fino al sangue del suo Figlio». Però «c’è alla fine una parola di Dio, che ci fa pensare».

«Che cosa farà dunque il padrone della vigna?» . E ha risposto: «Verrà e metterà il popolo davanti al giudizio». A questo proposito Gesù dice «una parola che sembra un po’ fuori luogo: “Non avete letto questa Scrittura? La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo. Questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”». Così «i profeti, gli uomini di Dio che hanno parlato al popolo, che non sono stati ascoltati, che sono stati scartati, saranno la sua gloria». E «il Figlio, l’ultimo inviato, che è stato proprio scartato, giudicato, non ascoltato e ucciso, è diventato la pietra d’angolo». Ecco, allora, che «questa storia, che incomincia con un sogno d’amore e sembra essere una storia d’amore, ma poi sembra finire in una storia di fallimenti, finisce con il grande amore di Dio, che dallo scarto tira fuori la salvezza; dal suo Figlio scartato, ci salva a tutti».

(Papa Francesco)