È lo Spirito che fa tutto, lo Spirito che porta la Chiesa avanti». Così, «quando scoppia la persecuzione, dopo il martirio di Stefano, per esempio, è lo Spirito che dà la forza ai credenti per rimanere nella fede». Ed è ancora lui «che fa fuggire i credenti da Gerusalemme, dopo il martirio di Stefano» e li spinge a «portare la fede in Gesù in altri posti».

Anche nel brano proposto dalla liturgia del giorno, tratto dagli Atti degli apostoli (15, 7-21), si incontra l’azione dello Spirito «che porta avanti la Chiesa; e la porta avanti in momenti di pace, gioiosi, di conversione, ma anche nei momenti difficili di persecuzione e anche di resistenze e di accanimento dei dottori della legge». Nel brano in questione, infatti, si legge della «resistenza di quelli che credevano che Gesù fosse venuto soltanto per il popolo eletto». Essi, udendo che lo Spirito Santo era venuto «sui pagani, sui greci, su quelli che non appartenevano al popolo di Israele», si ribellavano dicendo: «Ma no, questo non si può fare». Pur animati da «buona volontà», facevano «resistenza». Così come quando loro stessi introducevano altre eccezioni: «Ma, sì, è vero, lo Spirito Santo è venuto su di loro, ma devono percorrere la strada secondo la legge, per arrivare alla grazia, cioè la circoncisione e tutti i riti di appartenenza al popolo d’Israele».

Era una situazione di «grande confusione» e gli apostoli «si sono trovati in situazioni che mai avrebbero creduto, situazioni nuove». Il problema era: «come gestire queste nuove situazioni?». Non a caso il brano degli Atti comincia specificando: «In quei giorni, poiché era sorta una grande discussione…». Ed era  una discussione «calorosa» perché gli apostoli da una parte «avevano la forza dello Spirito — il protagonista — che spingeva ad andare avanti, avanti, avanti»; ma allo stesso tempo lo Spirito «li portava a certe novità, certe cose che mai erano state fatte», anzi, «neppure le avevano immaginate». Come, ad esempio, il fatto che i pagani potessero ricevere lo Spirito Santo. Perciò si chiedevano: «E cosa facciamo?». Insomma, ha spiegato il Pontefice usando un’espressione comune, «avevano la patata bollente nelle mani, e non sapevano che fare».

Negli Atti si legge quindi di come per questo motivo si tenne una riunione nella quale ognuno raccontò «la propria esperienza — Paolo, Barnaba, Pietro stesso» — e di come alla fine gli apostoli «si sono messi d’accordo». Ma prima della soluzione finale si nota «una cosa bella: “Tutta l’assemblea tacque e stettero ad ascoltare Barnaba e Paolo, che riferivano quali grandi segni e prodigi Dio aveva compiuto tra le nazioni, in mezzo a loro». Dal racconto emerge, cioè, un aspetto fondamentale: l’«ascoltare, non avere paura di ascoltare». È importante perché «quando uno ha paura di ascoltare, non ha lo Spirito nel suo cuore». E soprattutto è importante «ascoltare con umiltà».

Solo «dopo avere ascoltato», infatti, gli apostoli «hanno deciso di inviare alle comunità greche, cioè ai cristiani che sono venuti dal paganesimo», alcuni discepoli «per tranquillizzarli e dirgli: “Sta bene, andate così”». Quindi «si sono messi d’accordo, hanno inviato questi fratelli e hanno deciso di scrivere una lettera». E anche in quella lettera «il protagonista è lo Spirito Santo». Tant’è che vi si legge: «È parso allo Spirito Santo e a noi…» e in altre traduzioni: «Lo Spirito Santo e noi abbiamo deciso…». È chiaro, cioè, che gli apostoli «con lo Spirito guidano la Chiesa».

(Papa Francesco)