Quando Giuda esce fuori dal Cenacolo per portare a termine il tradimento di Gesù, fuori – riferisce l’evangelista Giovanni – “è notte”.  La notte che avvolge Giuda è anche la notte in cui brancola il suo cuore. È quella peggiore, la “notte del corrotto”, una “notte definitiva, quando il cuore si chiude” in un modo “che non sa, non vuole uscire” da sé. Diversa è invece la “notte del peccatore”, una notte “provvisoria” che  noi tutti “conosciamo”. Quanti giorni di questa notte “abbiamo avuto”, quanti “tempi  quando la ‘notte’ giunge ed è tutto buio nel cuore…” Poi la speranza si fa largo e ci spinge a un nuovo incontro con Gesù. Di questa “notte del peccatore”non abbiamo paura”. “La cosa più bella è dire il nome del peccato”, confessandoli, e fare così l’esperienza di San Paolo che affermava “che la sua gloria era Cristo crocifisso nei suoi peccati. Perché? Perché lui, nei suoi peccati, ha trovato Cristo crocifisso che lo perdonava”.

(Papa Francesco)