La liturgia di oggi  ci prepara alle feste pasquali con la riflessione su quella virtù tanto lasciata da parte, tanto umile, che è la speranza». Nel passo evangelico di Giovanni (8, 51-59), «Gesù parla di Abramo e dice ai dottori della legge: “Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno”».

Abramo è «quell’uomo che partì dalla sua terra senza sapere dove andava, partì per obbedienza, per fedeltà». Inoltre Abramo è «quell’uomo che credette alla parola di Dio e per quella fede è stato giustificato»; ma è pure «quell’uomo che ha anche avuto le sue tentazioni su questa strada della speranza quando, tanto lui come sua moglie, hanno fatto quel sorriso quando Dio gli ha detto che avrebbero avuto un figlio. Ma credette».

«Oggi la Chiesa ci parla della gioia della speranza», ci dice: “Credete contro ogni speranza”». E così «quando non c’è speranza umana, c’è quella virtù che ti porta avanti, umile, semplice, ma ti dà una gioia, a volte una grande gioia, a volte soltanto la pace». Però mai viene meno «la sicurezza», perché «quella speranza non delude».

Ecco la ragione per la quale il popolo di Dio, persino «nei momenti della schiavitù, nei momenti in cui era forestiero, in terra straniera», ha avuto sempre «quel senso di sicurezza che i profeti facevano crescere: “Il Signore vi salverà”». E «questo filo della speranza incomincia qui, con Abramo, Dio che parla ad Abramo, e “finisce” in questo passo del Vangelo dove lo stesso Dio che ha parlato ad Abramo dice: “Io sono, che ho parlato; io sono prima di Abramo; io sono quello che ha chiamato Abramo; io sono quello che ha incominciato questo cammino di salvezza”».

È «il Dio che ci accompagna, è anche il Dio che soffre, che soffre come il suo popolo ha sofferto, soffre nella croce, ma è fedele alla sua parola».

La speranza è «quella virtù umile, quella virtù che scorre sotto l’acqua della vita, ma che ci sostiene per non annegare nelle tante difficoltà, per non perdere quel desiderio di trovare Dio, di trovare quel volto meraviglioso che tutti vedremo un giorno». E «oggi  è un bel giorno per riflettere su questo: lo stesso Dio che ha chiamato Abramo e lo ha fatto uscire dalla sua terra senza sapere dove dovesse andare, è lo stesso Dio che va in croce per compiere la promessa che ha fatto». Egli  «è lo stesso Dio che nella pienezza dei tempi fa che quella promessa divenga realtà per tutti noi». E ciò «che unisce quel primo momento a quest’ultimo momento è il filo della speranza». Così ciò «che unisce la mia vita cristiana alla nostra vita cristiana, da un momento all’altro, per andare sempre avanti — peccatori, ma avanti — è la speranza». E, ancora, «quello che ci dà pace nei brutti momenti, nei momenti più bui della vita», è sempre «la speranza».

(Papa Francesco)