Finalmente in vacanza! Per mesi ci siamo interrogati se, quando e dove andare, quanto spendere, come evitare file e ingorghi, cosa portare con noi… Ma ci siamo mai chiesti cosa cercare davvero in quei pochi giorni di riposo e di stacco? Di cosa ha bisogno il nostro corpo e il nostro spirito? Sono giorni che ci fanno sentire liberi rispetto alle abitudini e ai doveri quotidiani, giorni che ci sfidano a cercare di vivere la vita che desideriamo, a dare spazio e tempo a quanto ha per noi un valore e un senso.

Ma se questa ricerca è assente dal nostro orizzonte domestico, se viviamo preda di mode e convenzioni, se il nostro spirito si è assuefatto alla mentalità corrente, allora le vacanze ci rendono schiavi di un nuovo utilitarismo: non bisogna sprecarle, si deve approfittarne per essere più in forma per la solita vita. E così cadiamo in balia di un quotidiano che ha cambiato aspetto ma non prospettiva né significato.

 

 

 

Crearci un tempo per lo spirito, un’oasi spirituale per ritemprarci in profondità:

 questo potremmo ricavare dalle vacanze.

 

Ma non illudiamoci: questa dimensione spirituale non si può comprare «a pacchetto», né prenotarla come una stanza con «vista mare». Come si può pensare di trovare, per una settimana, un «altrove», un luogo in cui silenzio e comunicazione si intreccino in modo «altro», uno spazio in cui lo sguardo posato sulle realtà sia diverso, un tempo che custodisca ritmi più a misura d’uomo, se tutto questo non fa già parte in qualche modo del tessuto quotidiano, se per«tutto il resto dell’anno siamo preda dell’ideologia dominante, se per undici mesi il metro di valori che determina le nostre scelte è estraneo a ogni afflato spirituale, se non si possiede un minimo di abitudine all’ascolto dell’interiorità, se non si coltiva una libertà profonda che sola può affrancare da vecchie e nuove schiavitù, se non si custodisce la qualità dei rapporti interpersonali svincolandoli dal tornaconto individuale»?

 

Vuoto, vacuo è il «vacare» di chi spera di trovare nel breve tempo di una vacanza

quello che non è capace di cercare nella perseveranza del quotidiano; «sciupato», per quanto intenso,

 è uno squarcio di vita che pretende di riscattare a basso prezzo la totalità di un’esistenza

che si lascia vivere senza orientamento né direzione.

 

Se, invece, il tempo libero è occasione per ridestare una vita interiore attraverso la lettura, il silenzio, l’ascolto della creazione e delle creature, il dialogo cordiale con il prossimo, allora anche poche ore di vita «altra» possono aiutare a rileggere se stessi, e gli altri accanto a sé, con quello sguardo trasparente che solo può trasfigurare la pesante opacità che ogni giorno porta con sé, ridando all’esperienza quotidiana il sapore della scoperta e la gioia  della novità.